il punto non c'è.

un blog di simone rossi (chi?)
silkeyfoot chiocciola gmail punto com

“C’è stato un periodo in cui dipingevo con le siringhe.
Nell’estate del 1938, a 26 anni, mi è venuto un esaurimento nervoso e sono stato in ospedale da luglio a settembre. Ho riempito tre quaderni con delle riproduzioni della Guernica di Picasso.
Ero arrivato a un punto che la gente mi pagava da bere apposta per sentire le cazzate che mi inventavo da ubriaco.
Nel gennaio 1951 la rivista Art News ha pubblicato un elenco delle dieci mostre d’arte più importanti del 1950: le prime tre erano mie.
Quando io e mia moglie abbiamo cambiato casa sono stato tutto un inverno a dipingere le pareti, nel senso proprio dell’imbianchino, senza dipingere nemmeno un quadro.
La gente di solito o mi annoia o mi spaventa.
Sono tornato in analisi perché bevevo troppo, usavamo i miei disegni durante le sedute.
Il mio cane si chiamava Capitano Achab.
A Long Island vivevo in un granaio senza energia elettrica, dipingevo solo di giorno, andava bene lo stesso. Ogni tanto rubavo la benzina dalle altre macchine.
Una volta un critico mi ha detto che i miei quadri non si capisce dove inizino e dove finiscano, io gli ho detto Grazie, lui mi ha detto Non le stavo mica facendo un complimento.
Mio padre è morto che avevo 19 anni, ero lontano da casa e non avevo abbastanza soldi per tornare. Due anni prima gli avevo scritto una lettera: Per diventare un’artista come si deve, gli dicevo, mi ci vorranno almeno altri settant’anni, perché l’arte e la vita, alla fine, voglio dire, papà, tu mi capisci. Poi è morto e non avevo i soldi per il suo funerale.
Mai usato il passaporto in vita mia.
I miei problemi con l’alcool sono iniziati a 15 anni.”

– oggi Pollock avrebbe compiuto 99 anni, l’arte moderna è quella cosa che un pittore tira una secchiata di vernice contro la tela, asciuga la tela con uno straccio, espone lo straccio, vado a prendere il treno, ciao.