“Smise di leggere il racconto nel punto in cui un personaggio smetteva di leggere il racconto nel punto in cui un personaggio smetteva di leggere e si incamminava verso casa dove qualcuno che lo stava aspettando si era messo a leggere un racconto per ammazzare il tempo ed arrivava al punto in cui un personaggio smetteva di leggere e si incamminava verso casa dove qualcuno che lo stava aspettando si era messo a leggere un racconto per ammazzare il tempo”.
Un mio amico che dovreste proprio conoscere si chiama Fabrizio Gabrielli, è di Civitavecchia e scrive dei libri. Fa anche il concierge in un albergo, se è per quello. Fa anche il traduttore, se è per quello, dallo spagnolo e verso lo spagnolo, e ha un paio di Converse All Star griffate Julio Cortázar, non sto scherzando.
Una volta stavo leggendo un libro piuttosto famoso dello scrittore argentino e a un certo punto ci ho trovato dentro l’avverbio aspettatamente, usato come contrario di inaspettatamente. Se ci pensi è logico, ma io non ci avevo mai pensato. Questo è esattamente il genere di cose per cui mi viene da mandare una mail a Fabrizio, e chiedergli se aspettatamente è la traduzione italiana di qualcosa che in spagnolo esiste già, oppure se Cortazà se l’è inventato dal nulla.
Dice Fabbrì: “Inaspettatamente gl’ispagnuoli lo dicono inesperadamente, ch’è la negativizzazione dell’avverbiazione di esperar, il verbo che sta per attendere, ma pure per sperare, va a capire perché, prima che lo scopri aspetta e spera. C’è pure una raccolta di ròbe inedite di Cortázar, inedite in Italia e che di tanto in tanto mi vien da tradurre, che si chiama giustappunto Papeles Inesperados, carte inaspettate (meglio inattese, vè?). Ora, mentre in Argentina impazziscono per le avverbiazioni, i tizi della Real Academia son mica troppo felici (infatti, di certe parole mettono, nella lessicografia, il bollino ghettizzante Arg.). Certo è che se il tuo sogno recondito è sentir dire esperadamente da una Pìlar di Oviedo qualsiasi, stai fresco, aspetta e spera. È parola tipicamente nelle bocche sudamericane, infatti, e son certo che la Flaviarosa Rossini, quella che s’è fatta un viaggio grosso così a tradurre la Rayuela, ha fatto una gran cosa a tradurlo aspettatamente”.
Insomma, se volete fare gli italo-argentini annoiati dalla prevedibilità di questa vita baffuta, avete a disposizione da oggi in poi l’avverbio aspettatamente. Tipo: “Stasera ci sbronzeremo, aspettatamente”.
Le prime righe virgolettate di questo pezzo sono un pezzo di Fabrizio che traduce Cortazà, poi ce un’altra papela inesperada che si intitola Never stop the press, in inglese nell’originale, mai fermare la stampa. “simonebè - m’ha detto Fabbrì - t’allaccio alla traduzioncèlla d’un racconto di giulionòstro, in cui il fama che produce yerba mate non ha tempo-per-fare-un-emerito. Finché non c’è, aspettatamente, una svolta”.
È molto bello e molto corto. Fa così.