il punto non c'è.

un blog di simone rossi (chi?)
silkeyfoot chiocciola gmail punto com

(riassumendo) un libro e un disco

nel 2013 tra l’altro ho fatto un disco e un libro quindi bisogna che lo scriva adesso perché tra dieci minuti andiamo a mangiare dal senegalese.
il libro si chiama il verbo rubare e ne ho messi dei pezzi in questi mesi, ma da questo momento esistono l’epub e il mobi, così se ti hanno regalato un kindle a natale è tutto molto più comodo. in copertina c’è un quadro che monk ha rubato a rousseau per fare un disco in cui ruba i pezzi a ellington. il quadro si chiama il pasto del leone. la casa editrice è la migliore di tutte.
il gruppo con cui ho fatto settanta concerti nelle ultime cinquanta settimane si chiama jingle django e siamo un clarinettista italiano, un chitarrista francese, un tubista (?) spagnolo, un fisarmonicista felino, un trombettista di mallorca e un percussionista brasiliano, e non è per niente una barzelletta. un giorno di dicembre ci siamo chiusi in una stanza e abbiamo registrato otto pezzi. come il libro, il disco si può disfrutare gratis su internet o scaricare a offerta libera, anche niente, io sono contento lo stesso, gianni.
arrivo arrivo.

as much as i love dizzy and loved louis armstrong, i always hated the way they used to laugh and grin for the audiences. i know why they did it - to make money and because they were entertainers as well as trumpet players. they had families to feed. plus they both liked acting the clown; it’s just the way dizzy and satchmo were. i don’t have nothing against them doing it if they want to do. but i don’t like it and didn’t have to like it. i come from a different social and class background than both of them, and i’m from the midwest, while both of them are from the south. so we look at white people a little differently. also i was younger than them and didn’t have to go through the shit they had to go through to get accepted in the music industry. they had already opened up a whole lot of doors for people like me to go through, and i felt that i could be about just playing my horn - the only thing i wanted to do. i didn’t look at myself  as an entertainer like they both did. i wasn’t going to do it just so that some non-playing, racist, white motherfucker could write some nice things about me. i wanted to be accepted as a good musician and that didn’t call for no grinning, but just being able to play the horn good.

Una ragazza sola di notte a piedi per strada

Una ragazza sola di notte a piedi per strada. Ha finito le sigarette. Vede in fondo alla strada la luce di un distributore. Di fronte alla macchinetta c’è un signore sui sessant’anni, capelli grigi tirati indietro, un po’ ingobbito, il portafogli in mano, una sigaretta in bocca e un lungo cappotto marrone sopra quello che ha tutta l’aria di essere un pigiama. Nel tempo che ci mette la ragazza a coprire i venti passi di distanza che la separano dal distributore, l’uomo tira fuori cinque euro dal portafoglio, li mette nella fessura, seleziona il prodotto, non seleziona l’eventuale altro prodotto, prende il pacchetto, Pall Mall rosse, se lo mette in tasca, ritira il resto, fa per andarsene. Il rumore degli spiccioli sfuma in quello dei tacchi, l’uomo gira la testa e la vede: è mora, ha due belle tette, il vestito verde le lascia nude le braccia. Ha qualcosa, un tatuaggio, non si capisce se un fenicottero o un angelo.

Dietro la ragazza passa un africano in bicicletta, in tuta e ciabatte. La ragazza fruga nella borsa di stoffa, alza la testa, sorride al signore. Il signore piega leggermente il collo, si infila il pacchetto in tasca e fa il secondo passo verso casa.

Scusa, me la daresti una sigaretta?

L’uomo si gira. Guarda la ragazza. Poi guarda il distributore. Poi di nuovo la ragazza. Poi di nuovo il distributore. Poi si mette una mano in tasca, tira via il cellophane dal pacchetto, strappa la carta stagnola e dà alla mora la prima sigaretta del suo pacchetto nuovo.

Grazie.

Prego.

Hai anche da accendere?

Tenga. Tieni.

Grazie.

Prego.

L’uomo butta la sigaretta vecchia, ne tira fuori un’altra e l’accende. Di nuovo, fa per andarsene.

Senti, non è che ti va di darmi tutto il pacchetto?

La faccia stupita dell’uomo diventa una faccia molto stupita. La ragazza non ha il tono lamentoso della mendicante: la sua voce è ferma, mora, vestita di verde, con qualcosa sul braccio. E gli ha appena chiesto un intero pacchetto di sigarette. Di fronte a un distributore di sigarette. Dandogli del tu. Una ragazza di notte ha finito le sigarette e incontra un signore di fronte a un distributore e invece di comprarsele gliene scrocca prima una e poi tutto il pacchetto e il signore cosa fa? Il signore le guarda di nuovo le tette, il braccio, sì, è un fenicottero, di nuovo le tette, la bocca, gli occhi, poi si guarda le mani: nella destra l’accendino, nella sinistra un pacchetto di Pall Mall rosse con dentro diciotto sigarette.

Tieni.

Grazie.

La ragazza mette il pacchetto nella borsa di stoffa, si gira e se ne va. Tac, tac, tac. L’uomo tira fuori di nuovo il portafogli, cerca un’altra carta da cinque euro, non ne ha più, ne tira fuori una da dieci, compra due pacchetti di sigarette, prende gli spiccioli, se li mette in tasca, si gira, attraversa la strada e rientra in casa con quaranta Pall Mall rosse in tasca e una in bocca.

Ueilà Giorgio, sei tornato.

Sono tornato sì mamma, dove dovevo andare? Te l’avevo detto che scendevo un attimo a comprare le sigarette.

Eh, ma di solito quelli che dicono così poi spariscono per sempre.

Sei in forma, stasera.

Ho i miei momenti.

Lo vuoi sapere cosa mi è appena successo?

Certo.

Una ragazza mi ha scroccato un pacchetto di sigarette.

In che senso?

Nel senso che mi ha chiesto un pacchetto di sigarette intero e io gliel’ho dato.

Era una mendicante?

No, direi di no.

Cioè ti ha chiesto un pacchetto di sigarette e tu…

Prima me ne ha chiesta una, e gliel’ho data. Poi mi ha chiesto tutto il pacchetto, e gliel’ho dato.

Ma di fronte al distributore?

Di fronte al distributore.

Ma non ce li aveva i soldi?

Ma che ne so, forse non aveva voglia di spenderli.

E tu gliel’hai dato.

Quattro euro e ottanta.

Era bella?

Sì.

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questo è il capitolo più corto de il verbo rubare, duecentomila battute che hanno bisogno di una password per essere lette. per averla, basta mandare una mail anche vuota a ilverborubare chiocciola gmail punto com. è un libro digitale, nel senso che non esiste la versione cartacea, ed è offerta libera, nel senso che puoi pagare quanto ti pare, anche niente.

la solitudine? quale solitudine?

Don Raimondo, voi mi capite, li avete avuti anche voi vent’anni, non lo devo certo spiegare a uno come voi.

Continui, giovanotto.

Sono ufficialmente diventato uno di quelli che vanno nei bar a scrivere da soli. Ah, la solitudine, ah la mia cazzo di solitudine, ma l’avete mai provata voi la solitudine?

Certo, dicono tutti: tutti siamo tutti soli, all alone is all we are, come al solito. No, dice Caligola, voi non lo sapete cos’è la solitudine, la solitudine, sì, la solitudine! La conosci tu la solitudine? Sì, quella dei poeti e degli impotenti. La solitudine? Quale solitudine? Ma non lo sai che non si è mai soli? E che dovunque ci portiamo addosso tutto il peso del nostro passato e anche quello del nostro futuro? Tutti quelli che abbiamo ucciso sono sempre con noi. E fossero solo loro, poco male. Ma ci sono anche quelli che abbiamo amato, quelli che non abbiamo amato e che ci hanno amato, il rimpianto, il desiderio, il disincanto e la dolcezza, le puttane e la banda degli dei!

Solo!, dice l’imperatore, Ah, se soltanto potessi godere la vera solitudine, non questa mia solitudine infestata di fantasmi, ma quella vera, fatta di silenzio e tremore d’alberi - sentire tutta l’ebbrezza del flusso del mio sangue!

Mi sono comprato il Kindle l’altro giorno e un po’ per senso di colpa un po’ perché erano gratis ho scaricato e iniziato a leggere contemporaneamente I Demoni e Delitto e Castigo, perché uno non può mica arrivare a trent’anni senza leggere Dostoevskij; comunque mio fratello è convinto che anche chi non legge Freud può vivere cent’anni. L’adolescente non vale perché è corto, nemmeno Le notti bianche. Poi ho scoperto l’altro ieri che L’adolescente venne concepito come seconda parte dei Demoni, quindi cerchiamo di andare in fila. Io quando penso ai demoni penso che il Diavolo è plurale, che il mio nome è Legione, legione straniera.

Stanno facendo i suoni, si vede che dopo c’è un concerto.

Firenze, non mi ricordo più quale motociclista giovane e famoso prima di morire si lamentava al microfono di un giornalista sportivo e gli diceva: Giro il mondo, ma vedo solo i circuiti, le piste, gli alberghi e gli aeroporti, e certo che ci sono circuiti più belli di altri, gli alberghi non sono tutti uguali, nemmeno gli aeroporti. E invece sì: alla fine gli aeroporti sono tutti uguali, anche gli alberghi, anche i circuiti, cosa giro a fare se non vedo niente? Passare da un non luogo a un altro è la definizione precisa di non andare da nessuna parte e io, diceva il motociclista al giornalista, io sono tre anni che non vado da nessuna parte a trecento all’ora.

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il verbo rubare aveva dentro camus anche prima che compisse cent’anni, auguri camus. per quanto riguarda il verbo rubare, si tratta di un libro digitale, nel senso che non esiste la versione cartacea. per avere la password basta mandare una mail anche vuota a ilverborubare chiocciola gmail punto com. quanto costa? quanto ti pare.